Astrocucina

Alla Scoperta dei sapori del Natale

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Viaggio nei pasti di Natale in Italia e nel mondo

di Nithae’el e Harahe’el

 

Il Natale è simbolo di prosperità e di ricchezza, di comunione con la famiglia e celebrazione degli eccessi. Tutti i paesi che lo celebrano riservano a questa festa dei piatti particolari, che vanno preparati nel rispetto di regole precise

 

 

Di tutte le virtù sommate dagli antichi saggi,

le principali sono condividere il cibo

e proteggere tutte le creature viventi.

Tirukkural 33: 322

 

Noti sono i dissapori del Natale: il doveroso contatto con vecchie zie pettegole o molesti cugini di terzo grado, le ore passate attorno a un tavolo che dovrà contenere prima una quantità inverosimile di cibo e poi una bisca clandestina con i controfiocchi. È la tradizione, dopotutto. Nessuna evoluzione tecnologica, conquista culturale o alienazione sociale potranno distruggere il meraviglioso carrozzone natalizio. Ma la nostra attenzione – se non altro per distrarci dall’idea di dover passare così tante ore insieme a quello zio straricco che sistematicamente vince tutte le tombolate – sarà incentrata sui sapori del Natale, vere e proprie ancore di salvezza di giorni lieti e pietre tombali di ogni dieta.

 

SAPORI ITALIANI

Mettiamo subito in chiaro un dato incontrovertibile, che forse farà storcere il naso a qualcuno: la quantità e la qualità della cucina natalizia italiana sono impareggiabili. Se sulla qualità qualcuno potrebbe obiettare, tirando in ballo ad esempio i 13 dolci francesi di cui diremo più avanti, sulla quantità le chiacchiere stanno a zero: l’Italia è l’unica nazione in cui la fase 1 – cioè la Vigilia – è in molte regioni una sorta di preparazione psicologica alla fase 2 – cioè il pranzo di Natale. Senza tale preparazione sarebbe praticamente impossibile sostenere il peso – mentale e fisico – di ingombranti porzioni di abbacchio al forno con patate a Roma, capponi ripieni in Toscana, succulenti agnolotti (pasta ripiena di carne) in Piemonte, meravigliose pittule in Puglia, ovvero bollenti frittelle di pasta lievitata ripiene di olive, ricotta, capperi oltre che di incredibili e irriferibili ingredienti, segreti di secoli di frittura. Di un grande sforzo psicofisico necessitano inoltre gli innumerevoli antipasti sardi, tra cui spiccano la coratella di agnello e, per i più fortunati, sa cordula e sa tratalia, pietanze tanto tremende nella descrizione quanto apprezzate dagli avventori (interiora di agnellini da latte e giovanissimi capretti allo spiedo tra cui è facile riconoscere fegati, pancreas, ghiandole e cuori).

 

[L’articolo completo su Astrella n° 12 – Dicembre 2014 che ti aspetta in edicola!]

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