Divinazione

Dall’Alfa all’Omega

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Scopri come avere responsi dalle 24 lettere dell’alfabeto greco.

Sono ventiquattro i simboli che compongono l’alfabeto greco, uno dei più magici mai esistiti nella storia dell’umanità. E ancora oggi, così come si faceva anticamente, possiamo utilizzarli per le nostre divinazioni su argomenti che rivestono per noi grande importanza. Le lettere dell’alfabeto greco non sono solo i simboli di un sistema di scrittura. Nell’antica Grecia venivano usate anche per scrivere numeri (in maniera simile ai numeri romani dell’alfabeto latino) ed ancora oggi vengono utilizzate in matematica, in fisica, chimica, astronomia, perfino in economia, per indicare angoli, costanti, stelle, coefficienti, rapporti, tassi… Gli antichi hanno sempre dato alle lettere dell’alfabeto greco un valore metafisico, riuscendo a trovare in esse le risposte alle domande più importanti che potevano riguardare seri problemi di natura politica o economica. Molte le testimonianze che confermano che esisteva una vera e propria divinazione basata su questo lettere, praticata nella convinzione che l’alfabeto avesse origini divine. Vediamo come utilizzarlo anche noi, ai nostri giorni.

La pratica nel passato

La divinazione più praticata nell’antica grecia era l’alectriomanzia in cui il protagonista era un gallo (dal greco “alektryón”), da sempre considerato un animale sacro: essendo l’araldo del sole che nasce era associato alle forze del bene che dissipano le tenebre del male. L’animale veniva osservato mentre beccava delle granaglie sparse al suolo in questo modo: si faceva un circolo e lo si divideva poi in ventiquattro porzioni uguali, in ciascuno dei quali si segnava una lettera dell’alfabeto. Sopra ogni lettera si metteva un granello d’orzo o di frumento, quindi si metteva il gallo al centro e si osservava su quali lettere l’animale andava a beccare i granelli (man mano che venivano consumati, i chicchi erano immediatamente sostituiti, in modo che ogni lettera potesse ricomparire tutte le volte che il messaggio lo richiedeva). In questo modo si otteneva una sequenza di lettere, considerate parole anagrammate, che potevano avere un significato profetico. Se le parole non fornivano immediatamente la risposta alla domanda fatta era l’indovino ad interpretarle.

[L’articolo completo su Astrella n° 6 – Giugno 2016]

di Caterina Somma

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