Magia Naturale

Samhain: la notte più magica dell’anno

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Samhain: la notte più magica dell’anno

Le radici di Halloween sono tutte europee: ecco come rivive un’antica festa pagana

di Raniero Pagano – raniero.pagano@astrella.it

 

Il calendario di Coligny, antico calendario celtico, appartenente al popolo dei Galli, fornisce la prima menzione esplicita di una festività celtica, il trinux samo, le tre notti di Samonio, approssimativamente il mese di novembre. Queste tre notti cruciali per le antiche popolazioni celtiche che segnavano la fine di un anno e l’inizio di un nuovo ciclo, si sono trasformate nel corso dei secoli nella festività di Halloween, nel giorno di Ognissanti e nel successivo giorno dedicato alla commemorazione dei defunti.

 

Chi erano i Celti?

I celti erano un antico popolo, i cui domini attorno al secondo secolo a.C. si estendevano dalle isole britanniche (Irlanda compresa), fino al centro Europa, comprendendo anche il nord della penisola Italica. Non avevano un’unità politica perché erano divisi in gruppi tribali sempre in lotta tra loro, di cui i Galli erano una delle popolazioni più famose. Condividevano lingua, cultura e tradizioni: questo bagaglio era conservato dai druidi i sacerdoti di questa civiltà. Avendo sviluppato dei sistemi di scrittura molto tardi, come gli ogham, l’alfabeto degli alberi e il lepontico, diffuso nel nord dell’Italia, non ci hanno lasciato nulla di scritto, ma quello che sappiamo di loro ci è giunto attraverso tradizioni tramandate oralmente e penetrate poi nel cristianesimo.

 

Il giorno dei morti per gli antichi celti

Anche i Celti in questo periodo commemoravano i defunti, anzi, sarebbe più preciso dire, che anche noi, celebriamo ancora la festa dei defunti proprio negli stessi giorni sacri di questi popoli. Sono i giorni in cui il calendario celtico segna la fine del suo ciclo, in sostanza il capodanno Celtico, la fine della bella stagione e l’inizio dell’Inverno. Per le popolazioni dell’antichità, la fine dell’anno segnava un momento di passaggio, per alcuni giorni non si era ancora nell’anno nuovo, ma non si era più nell’anni vecchio. Come il velo tra un periodo e l’altro era sottile, così il velo tra il mondo dei vivi e quello dei morti era meno netto e quindi gli avi e i defunti erano liberi di ritornare dai vivi e questi ultimi di onorarli. Giorni intermedi tra il mondo umano e il cosmo divino. Si rinnovava l’alleanza tra i vivi e i morti fatta anche di premure materiali e di offerte. I Celti si riunivano durante Samhain per spegnere i fuochi del vecchio anno nelle case e accendere quelli del nuovo fuoco sulle colline. Lo spegnimento delle fiamme simboleggiava l’arrivo del periodo dell’oscurità. Tornavano nelle case probabilmente mascherati con le pelli degli animali offerti in sacrificio, facendosi luce con delle lanterne costruite con rape intagliate in cui erano state riposte le braci dei nuovi fuochi accesi sulle colline.

 

L’evoluzione della festa

Nell’ VIII secolo Papa Gregorio III stabilì la festa di Ognissanti il primo di novembre probabilmente perché Ognissanti era già celebrata in Inghilterra e per venire incontro alle richieste del mondo monastico irlandese che aveva ricalcato sulla festività pagana la celebrazione degli antenati più illustri (appunto i Santi per il cristianesimo). La festa dei morti il 2 novembre fu istituita invece sempre da monaci, i cluniacensi, nati in Francia, altra area celtica. In origine la commemorazione dei defunti iniziava la sera del primo novembre, ai vespri. Non a caso il nuovo giorno per i Galli iniziava proprio dopo il tramonto. Questa celebrazione fu poi fu adottata da tutta la Chiesa.

La celebrazione della vigilia di Ognissanti, Halloween, ha invece origine in Irlanda, l’isola dove le popolazioni celtiche conservarono incontaminate le loro tradizioni per più lungo tempo. Gli emigranti irlandesi trasferitisi negli Stati Uniti la resero popolare nel nuovo continente. Oggi questa festa ritorna indietro, varcando l’oceano per ben due volte!

 

Halloween

Il fenomeno di Halloween è in crescita in l’Italia. La sua popolarità può lasciare perplessi soprattutto perché la festa dei morti nella nostra tradizione è legata al raccoglimento. Ha dato origine a diverse polemiche in cui si è additata questa festa come sradicamento della nostra cultura, dimenticando che proprio il cristianesimo quando si affermò sul paganesimo aveva compiuto lo stesso sradicamento della cultura celtica, salvo poi assimilare la celebrazione del culto pagano dei defunti.

Sembra che Halloween possa avere origine anche dalla pratica anglosassone del souling, cioè l’elemosina per l’anima. I questuanti vagavano di villaggio in villaggio richiedendo un soul cake fatto di ribes e uva secca, appunto un dolce per l’anima. In cambio, per ogni dolce ricevuto avrebbero pregato per l’anima del defunto affinché potesse lasciare più in fretta il Purgatorio, il regno di mezzo tra il paradiso e l’inferno dove le anime transitavano per purificarsi. Durante il passaggio si cantava una filastrocca che oggi si è trasformata nella filastrocca dei questuanti di Halloween: Trick or Treat, Trick or Treat! Give me something Good to eat! If you don’t, I don’ care, I’ll pull down your underwear! Che in italiano suona: Dolcetto o scherzetto, dolcetto o scherzetto! Dammi qualcosa di mangereccio! Se non lo fai non ha importanza, ti metterò a soqquadro la stanza. E alla schiera dei questuanti si è sostituito un corteo di piccoli zombie, fantasmi, spettri, streghe a cui bisogna pagare pegno se non si vuole incappare in scherzi di ogni genere!

 

Tradizioni italiane

Ma quest’idea del corteo di anime, fantasmi, spettri e streghe, impersonato dai bambini di Halloween, è davvero estraneo alla nostra cultura? Ovviamente no! Nelle campagne piemontesi non si poteva uscire la sera di Ognissanti perché sfilava il corteo dei morti e non si doveva intralciare loro il cammino. Anche nelle aree rurali lombarde alla dine del XIX secolo si narrava di questo corteo delle anime purganti, la tribulina. Spesso le anime del corteo chiedono ai vivi che incontrano che gli venga accesa la candela che portano con se, ma normalmente questo è di cattivo auspicio e la storia finisce con la morte di chi ha acceso la candela dei morti. La candela in altre tradizioni va invece accesa sulla finestra e poi lasciata lì per indicare la via che consente ai defunti di trovare la strada di casa e di riunirsi per un breve momento ai propri cari. Halloween quindi non è affatto un processo di colonizzazione culturale, al contrario molti elementi erano già presenti nella nostra cultura comprese le offerte di cibo.

 

Il cibo dei morti

Era un’usanza comune preparare delle offerte per i defunti, per onorarli, placarli e assicurarsi la loro protezione. Pensiamo alla cisrà, zuppa di ceci neri, oppure alla zuppa di cavolo detta zuppa dei morti. Si mangiava questo cibo e se ne avanzavano dei piatti in modo che i morti potessero poi giungere nella casa e mangiare quanto era stato lasciato per loro. Questo atto di ricongiungimento assicurava protezione nei giorni invernali di oscurità crescente. Altro cibo rituale erano le castagne che potevano essere bollite e poi deposte sul tavolo della cucina oppure sui gradini della scala o persino sotto il cuscino del letto lasciato libero per far riposare il defunto per qualche ora. Le offerte alimentari ai defunti sono un retaggio precristiano che la chiesa ha cercato di sradicare, soprattutto l’usanza di portare il cibo direttamente nel luogo di sepoltura. Mangiare del cibo dei defunti aveva una relazione con l’idea primitiva che nutrirsi del cibo dei defunti era come nutrirsi delle loro qualità spirituali e delle loro virtù di quando erano in vita, qualcosa di più che una comunione e un rinnovo della memoria, ma un vero e proprio passaggio di poteri.

 

Comunicare con altri piani

Per cercare una comunicazione con i defunti non è necessario rispolverare la tavoletta ouija  o comprarne una. Le offerte di cibo abbiamo visto che possono essere un modo per entrare in contatto con la memoria di coloro che non sono più con noi, ma in questi giorni si possono tentare altre pratiche divinatorie e di protezione. Un antica usanza era quella di seppellire nella terra delle pietre coprendole di vecchia cenere, se la mattina successiva nessuna pietra è stata rimossa le anime hanno garantito protezione a tutta la famiglia, ma se una pietra è stata spostata allora una persona correrà dei rischi e dei pericoli.

Una preghiera dedicata ai morti o alla persona che vogliamo ricordare, rispolverare una sua foto da tenere sul comodino o sotto il cuscino, può farci entrare in contatto onirico con lei in queste notti dove il velo è più sottile.

Se non si desidera invece avere alcun contatto con la dimensione ultraterrena si può lasciare del latte fuori dalla porta o dalla finestra e spegnere le luci, dopo il tramonto per nascondere la propria presenza e lasciare qualcosa in offerta ai defunti che se ne andranno rifocillati e senza fare scherzi.

Ovviamente fare regali di dolci ai bambini è un modo anch’esso, per interposta persona, di onorare i defunti e portare in casa buoni auspici. I bambini anagraficamente sono i più vicini alla dimensione ultraterrena, perché sono da poco arrivati da quello stesso regno da dove arrivano e dove vanno tutte le anime. Le popolazioni antiche spesso credevano nella reincarnazione.

 

Sintonizzarsi con Samhain

Proprio sull’onda della riscoperta delle antiche tradizioni stanno nascendo molti gruppi neodruidici, legati alla cultura e alla spiritualità dei Celti. I nuovi druidi credono che sia importante celebrare Samhain anche oggi. Nel nostro piccolo possiamo farlo anche noi, in particolar modo recandoci nella natura a cercare la nostra ispirazione, quello che i druidi chiamano Awen che è anche una loro parola di potere. La caducità delle foglie, il ritmo della stagione, ma anche la vita che continua più sotterranea nel bosco, può aiutaci a comprendere lo spirito di questo periodo.

Prendiamoci quindi un pomeriggio di questi tre giorni sacri agli antichi, il 31, l’1 o il 2 novembre per recarci  nei boschi e per meditare su questo periodo, magari raccogliendo castagne, frutti della terra, da bollire e offrire ai nostri antenati. Cerchiamo un luogo appartato lasciandoci guidare dal nostro sesto senso e sediamoci per qualche istante. Chiediamo l’aiuto dei nostri antenati con una semplice richiesta, richiamando i loro volti alla mente, poi vibriamo quindi la parola Awen come un mantra, diverse volte. Questo piccolo rituale ci metterà in sintonia con le forze migliori delle persone che non sono più con noi e risveglierà le loro forze e i loro poteri che sono sempre con noi.

 

La strega moderna: protezione e purificazione

Ma Halloween è anche la notte delle streghe! Spesso la schiera dei morti è stata nei secoli associata a tutt’altro corteo quello delle dee selvagge Holda e Perchta, regine delle streghe, come la mediterranea Diana. Così nell’immaginario medievale la schiera dei morti si è unita a quella della caccia selvaggia. Le streghe si sono unite agli spettri e ai fantasmi. Oggi i wiccan, moderne streghe e stregoni, non evocano morti, non volano sulle scope, ma come i nuovi druidi propongono una spiritualità più vicina ai cicli naturali, alle antiche usanze e credenze, meno frenetica. Mettendoci anche un pizzico di magia… La magia per loro è una tecnica di evoluzione spirituale e questa notte è adatta agli incantesimi di protezione. Senza pretese anche noi possiamo improvvisarci streghe per qualche istante e creare un piccolo talismano che proteggerà noi e la nostra casa fino a primavera. La sera della vigilia di Ognissanti raccogliamo dell’acqua di fonte, o da una fontana, o comunque dell’acqua corrente. Compriamo poi una candela galleggiante (sono quelle ovali, chiedete in una cartoleria fornita o in un negozio di giardinaggio) color marrone. Teniamo il bacile in una stanza nel buio totale poi a mezzanotte entriamo nella stanza buia, meditiamo qualche istante nella totale oscurità e accendiamo la candela, concentrandoci sulla luce che risplende anche nel momento della massima tenebra. Lasciamo consumare la candela finché la fiamma non si spegnerà nell’acqua poi aspergiamo la casa con l’acqua purificata e consacrata e conserviamone un po’ per i momenti in ci sentiamo di aver bisogno di liberare la casa dalle influenze negative.

 

Intervista con il druido

Ossian è il leader del Cerchio Druidico Italiano, uno dei più importanti gruppi dedicati alla spiritualità celtica. È autore del libro La Via delle Querce, edito da Psiche 2, una guida fondamentale per chi voglia intraprendere questo cammino.

Perchè praticare il Druidismo oggi?

Il Druidismo è orientato a riconnettere l’uomo con la Natura, credo che tutti i fatti dell’attualità stiano, non certo in modo velato, sottolineando una forte decadenza sia ecologica, sia dell’etica e dei principi di una convivenza pacifica dell’uomo con l’ambiente e con i suoi simili. Il Druidismo insegna una convivenza armonica con la Terra e tutte le sue creature. Senza dimenticare che è anche un percorso verso la conoscenza e la saggezza.

Pensi che la diffusione di Halloween, sulla falsariga della moda americana,sia deleteria?

Mia moglie è nata negli USA e sinceramente l’Europa è ancora parecchio lontana dal festeggiamento di Halloween in stile American carnival. Halloween è un modo simpatico e divertente per celebrare una ricorrenza. Sono omai ben otto anni che nel quartiere dove viviamo io e la mia famiglia organizziamo il “dolcetto e scherzetto” per i bambini ed abbiamo riscosso sempre l’approvazione e l’ammirazione da tutti gli altri abitanti, che oltre a partecipare con entusiasmo hanno accettato senza nessunissimo problema la nostra religione Pagana.

Come Celebrano Samhain i druidi moderni?

Ogni tradizione druidica segue una sua personale celebrazione, ma siamo tutti accomunati all’utilizzo e all’accensione del fuoco sacro che rappresenta il nuovo inizio (capodanno celtico) e lavoriamo molto con l’elemento acqua (i ricordi ed i sentimenti) è comunque una festa molto magica dove vengono espletati molti rituali di divinazione e di energizzazione di vari strumenti.

Jack O’ lantern e la zucca di Halloween

È la più famosa leggenda irlandese di Halloween. Stingy Jack era un fabbro fannullone e ubriacone ormai prossimo alla morte. In cambio di un’ultima bevuta aveva offerto l’anima al diavolo. Questo si era trasformato in una moneta da sei penny che Jack lesto mise nel borsellino dove stava un crocefisso che intrappolò il diavolo. In cambio della libertà il diavolo concesse a Jack altri dieci anni di vita. Jack che inizialmente aveva rinunciato alla sua vita dissoluta cadde di nuovo nel bere, e il diavolo dopo dieci anni arrivò per lui. Jack chiese di poter mangiare un ultima mela e il diavolo gli salì sulle spalle per prenderla, subito Jack tracciò una croce sul tronco dell’albero e il diavolo rimase intrappolato su, così Jack fece promettere al diavolo di non tormentarlo più. Ma alla sua morte vecchissimo, molti anni dopo, Jack non potè entrare in paradiso per la sua vita dissoluta e anche all’inferno il diavolo non lo fece entrare. Gli diede un tizzone ardente per illuminare la sua strada tenebrosa che Jack mise in una rapa per farlo durare di più. Jack è condannato a girare nell’oscurità fino al giorno del giudizio e si aggira nella notte di Halloween. Quando gli irlandesi arrivarono in america sostituirono la rapa con la zucca che oggi è la moderna icona di Halloween.

 

Ricetta per giorno dei morti: la cisrà

Piatto tipico delle Langhe, ecco come prepararla! Mettere 200 g di ceci in un recipiente con acqua tiepida la notte prim. Far rosolare in olio d’oliva, una cipolla precedentemente tritata, quindi aggiungere 400 g di porri, 200 g di patate, 2 gambi di sedano ed il cavolo, il tutto tritato.
Far soffriggere per qualche minuto, unire 400 g di trippa a pezzi ed i ceci scolati.
Coprire il tutto d’acqua, salare, pepare e aggiungere un po’ di rosmarino tritato, lasciare bollire.
poi cuocere per almeno 3 ore su fuoco moderato, mescolando di tanto in tanto. Da servire calda in terrina.

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