Astrologia

Saturno sotto l’albero

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I Saturnali le feste in onore del Dio erano una sorta di Natale ante litteram, molte tradizioni natalizie ci vengono da queste antiche festività italiche.

 

di Raniero Pagano

 

Quest’anno Saturno entra in Sagittario proprio l’antivigilia, il 23 dicembre, abbandonando lo Scorpione, che diciamocelo, dopo tutto questo tempo, tira un bel sospiro di sollievo. Un momento assolutamente particolare, perché il 23 nell’antichità era il giorno della fine dei Saturnali, le feste dedicate in particolare al dio Saturno che per i Romani era in primo luogo una divinità agricola, ma anche uno dei padri dei popoli italici, Signore della mitica Età dell’Oro. I Saturnali erano un momento di trasgressione, di gioia e di felicità. Che ne è in questo quadro, della figura a cui siamo abituati di un Saturno come astro cupo e severo?

 

I Saturnali

Le feste in onore di Saturno iniziavano il 17 dicembre e finivano il 23: erano dedicate anche alla sua consorte Ops, che rappresentavano rispettivamente i prodotti degli orti e i frutti degli alberi, cioè simbolicamente la terra e il cielo. La statua nel suo tempio veniva liberata dalle corde di lana con cui era legata per simbolizzare la liberazione del Dio, da giogo di Zeus. Era una delle feste più importanti tra i romani, un’occasione per visitare gli amici, fare regali, in particolare candele di cera che simboleggiavano il ritorno della luce che avrebbe seguito il solstizio, ma soprattutto in questo periodo di vacanze si abbandonavano le convenzioni e lo stesso ordine sociale veniva invertito. La festa quindi aveva due volti (come quelli di Giano il dio bifronte che aveva ospitato Saturno e che i festeggiava subito dopo alla fine dell’anno). Da una parte Saturno era un Dio aureo e in suo onore si celebrava la luce, ma si rendeva onore anche alla sua natura sotterranea. Era permesso il gioco d’azzardo anche agli schiavi, che non dovevano lavorare, erano permessi vestiti meno formali, e si beveva liberamente al grido di “Io Saturnalia!”.

 

Saturnalicus princeps

È in questo modo che venivano esorcizzate le forze dell’oscurità, in uno dei periodi più bui dell’anno. Da una parte richiamando il tempo dell’età dell’oro, ma anche personificando le forze del caos. Era scelto all’interno della familia, un Saturnalicius princeps, cioè una sorta di Signore del Disordine, tra i servi. Il Saturnalicus Princeps era vestito usualmente di rosso, come un Babbo Natale ante litteram, per controllare in qualche modo il momento caotico. Questa dualità è presente ancora oggi in moltissime feste natalizie e nel folklore. Ci sono le forze dell’oscurità, che sono forze caotiche, come i Krampus che seguono nelle regioni altoatesine, il corteo di San Nicola e che puniscono i bambini cattivi, mentre San Nicola elargisce i doni. Così alla fine della festa c’era lo scambio di candele tra gli adulti e dei sigilla (statuette di argilla) tra i bambini, rappresentanti gli avi. Usanza che si trasformerà nel nostro presepe.

 

Sotto l’albero di Natale

Quest’anno, Saturno entra in Sagittario proprio il venitrè accentuando questo suo significato così particolare. Egli è il saggio Re dell’età dell’Oro, ma è anche il patrono del Saturnalicus Princeps che rappresenta le forze animalesche e caotiche dell’oscurità, proprio come il Sagittario è metà uomo e metà animale. Un effetto che però ci porterà a vivere il vero spirito della festa, quello spensierato e caotico e quello umano, fatto di condivisione con le persone a cui vogliamo bene. Due aspetti che meritano una sintesi, attraverso una riflessione, che è anche il modo migliore per onorare Saturno.

[L’articolo completo su Astrella n° 12 – Dicembre 2014 che ti aspetta in edicola!]

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