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L’ametista maledetta

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L’ametista maledetta

Una leggendaria pietra sfortunata

di Oriana

Londra, 1891

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Cartomanzia Professionale

Un uomo è chino sulla sua scrivania, completamente assorto nella scrittura, e a giudicare dal suo sguardo cupo e preoccupato deve trattarsi di una questione di vita o di morte. La sua penna corre veloce sul foglio di carta, sorretta da una mano tremante ma allo stesso tempo determinata.  All’improvviso accade qualcosa. L’uomo cessa ogni movimento e resta così, immobile, a fissare il vuoto. Cosa starà pensando?  Poi, dopo un tempo che sembra interminabile, ecco che lentamente alza lo sguardo e lancia un’occhiata fosca ad un bellissimo gioiello che è appoggiato davanti a lui, proprio lì, al centro della sua scrivania. Si tratta di una gemma meravigliosa, un’ametista di un viola talmente intenso da risultare quasi ipnotico. Edward, è questo il nome dell’uomo, la fissa per un po’, ma non sembra affatto apprezzarne la bellezza, anzi, il suo sguardo rabbioso tradisce un evidente disagio.  Accanto al gioiello (che è incastonato in una montatura tanto elegante quanto elaborata) ci sono poi anche sette scatole, una più piccola dell’altra, tutte aperte e vuote. L’uomo torna quindi a concentrarsi sulla scrittura. “Questa pietra è maledetta – si legge sul foglio – ed è macchiata con il sangue e con il disonore di tutti coloro che non ne hanno avuto rispetto. Ora sto preparando sette scatole in cui riporla e consegnerò tutto a miei fiduciari con la precisa istruzione di non aprirle mai fino a che non siano trascorsi almeno tre anni dalla mia morte”. A questo punto Edward posa la penna, prende un profondo respiro e ripone la gemma all’interno della scatola più piccola sigillandone velocemente il coperchio. Poi chiude la scatoletta in un’altra scatola e così via. Una dopo l’altra, una dentro l’altra, le scatole si chiudono divenendo così un unico scrigno protettivo. Un forziere, ideato per imprigionare un enorme potere. Ora Edward appare sollevato, lancia un ultimo sguardo a quella cassaforte e riprende a scrivere: “Dopo quella data, chiunque voglia aprire lo scrigno potrà farlo, ma dovrà prima leggere molto attentamente questo avvertimento. Faccia quel che vuole del gioiello, ma il mio consiglio è di gettarlo in mare”. Poi firma il foglio, (In fede, Edward Heron Allen), chiude la busta, la appoggia sul tavolo e tira un sospiro di sollievo, lasciandosi cadere stancamente sullo schienale della sedia. “E’ fatta”, pensa, se non fosse.. per quel piccolo ma insistente pensiero: “Speriamo che nessuno sottovaluti le mie raccomandazioni”.

[Leggi l’articolo completo in edicola su Astrella n° 3 – Marzo 2014]

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